Prima di partire per il mio volontariato internazionale in Bolivia ero piena di dubbi. Stavo attraversando una fase di transizione professionale e avevo paura di “perdere” un’estate intera, di rallentare il mio percorso, di ritrovarmi in una grande città di cui non conoscevo la lingua senza riuscire a combinare nulla di concreto. Sono partita con uno spagnolo molto basilare e con tante domande. Oggi posso dire che è stata una delle decisioni migliori che abbia mai preso.
Vivere a La Paz ed El Alto: la Bolivia vista dall’interno
Vivere a La Paz, nel quartiere di Sopocachi, e muovermi ogni giorno tra la città e El Alto, prendere il teleférico per andare al progetto come qualsiasi altra persona che va a lavoro, fare la spesa, avere una routine: tutto questo mi ha fatto vivere la Bolivia dall’interno, non da turista. Ho scoperto un paese complesso, stratificato, a tratti duro, ma di una ricchezza culturale e umana enorme, e ho avuto la possibilità di capirne anche il contesto sociale e politico parlando direttamente con le persone.

Altitudine, lingua e adattamento: le difficoltà che sono diventate valore
Non tutto è stato semplice: l’adattamento all’altitudine nei primi giorni, la barriera linguistica, il dover imparare a orientarmi in una realtà completamente diversa dalla mia. Ma proprio queste difficoltà sono diventate parte del valore dell’esperienza. Mi sono messa alla prova, sono uscita dalla mia zona di comfort e ho scoperto di avere più coraggio e capacità di adattamento di quanto pensassi.
Cosa mi ha lasciato il volontariato internazionale in Bolivia
Porto a casa relazioni vere, un nuovo modo di guardare al mio lavoro e al mondo, e la consapevolezza che il volontariato internazionale e la cooperazione sono un mondo a cui voglio continuare ad avvicinarmi. Sono tornata diversa da come sono partita.

Come diventare expat, ma senza sentirsi mai soli
Ho sempre sognato di vivere e lavorare all’estero, ma non ci ero mai riuscita, soprattutto per mancanza di coraggio. Questa esperienza è stata davvero come diventare expat: tutto tranne che un viaggio. A differenza di un expat, che ha bisogno di molto tempo e fatica per integrarsi, essere assegnati fin da subito a un progetto significa trovare una comunità già presente, e non ci si sente mai soli.
Il primo giorno sono stata accolta e abbracciata, e un volontario locale mi ha portato in giro per la città spiegandomi tantissime cose. Ho fatto più volte colazione negli uffici di ICYE, e anche le persone del mio progetto erano sempre disponibili: mi scrivevano, mi invitavano ai loro eventi comunitari e persino nelle loro case. Quello che normalmente richiederebbe un anno o più, io l’ho vissuto in due mesi. Mi sono sentita a casa, complice anche la mia destinazione: la Bolivia, un paese unico.

Perché consiglio questa esperienza
Voglio solo ringraziare ancora Joint e ICYE per avermi dato questa opportunità. Consiglierei questa esperienza a chiunque voglia conoscere davvero un paese dall’interno, e spero di poter tornare e continuare a contribuire.
Alessia
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