La mia esperienza di volontariato in Perù in una struttura per bambini con malattie complesse
Ciao! Mi chiamo Alessandra e ho avuto l’opportunità di fare un’esperienza di volontariato per un mese nella capitale del Perù, Lima, presso l’associazione ViVOL, Vida y Voluntariado.
ViVOL è un’associazione senza scopo di lucro che promuove l’apprendimento esperienziale attraverso processi di integrazione multiculturale e iniziative in diversi ambiti, fornendo supporto a comunità che affrontano sfide significative. Tra le persone con cui lavorano ci sono famiglie con bambini sottoposti a cure oncologiche, ragazze e adolescenti in riabilitazione dalla tossicodipendenza, nonché progetti culturali, artistici e ambientali.
Tra le realtà offerte da ViVOL, Shari Wasi è stato il progetto a cui ho preso parte. Shari Wasi è una ONG, fondata nel 2016, che aiuta e accoglie bambini da 0 a 17 anni provenienti da province povere del Perù che giungono a Lima, accompagnati dalle loro famiglie, per ricevere cure mediche complesse.
La scelta di partire per il Perù e di collaborare con Shari Wasi è nata da una forte curiosità verso culture diverse dalla mia e dal desiderio di mettermi alla prova in un contesto nuovo, sia dal punto di vista umano che professionale. Sentivo il bisogno di uscire dalla mia zona di comfort e di confrontarmi con una realtà lontana, per ampliare il mio sguardo sul mondo e sulle dinamiche sociali.
Inizialmente il percorso non è stato semplice. La distanza geografica, unita alla mia inesperienza, ha reso i primi momenti particolarmente complessi. Trasferirmi da sola in una città di oltre dieci milioni di abitanti, dall’altra parte dell’Atlantico, ha rappresentato per me una sfida importante. All’inizio ho provato paura e smarrimento, legati sia al nuovo ambiente sia alla responsabilità che stavo assumendo. Ho temuto anche di non essere all’altezza nella gestione delle relazioni con le famiglie e con i bambini, molti dei quali stavano attraversando periodi di grande difficoltà, segnati da incertezze e preoccupazioni profonde.
Fondamentale è stato il supporto degli altri volontari dell’associazione ViVOL e di Shari Wasi, che mi hanno accompagnata con attenzione nella fase iniziale di adattamento. Grazie alla loro presenza costante, sono riuscita in pochi giorni a superare le paure iniziali e a iniziare a vivere l’esperienza con maggiore consapevolezza e serenità.
Un ruolo importante lo ha avuto anche la modalità di inserimento nel progetto. Durante la settimana vivevo all’interno della struttura di Shari Wasi: questo mi ha permesso di mantenere un contatto quotidiano e diretto con i bambini, le famiglie e gli altri volontari della ONG. La condivisione degli spazi e della routine – pranzi insieme, feste di compleanno, momenti di gioco e di confronto – ha creato un clima di familiarità che mi ha fatta sentire accolta e parte integrante della comunità.
Mi sono ritrovata immersa in una dimensione completamente nuova, con persone, responsabilità e compiti diversi da quelli a cui ero abituata, ma sempre all’interno di un ambiente rispettoso e accogliente. Questa atmosfera mi ha dato grande tranquillità nello svolgere le attività quotidiane e mi ha aiutata a impegnarmi con determinazione nel superare le difficoltà iniziali, tra cui la barriera linguistica. Vivere ogni giorno con persone che non parlavano inglese mi ha spinta a mettermi in gioco e ad apprendere la lingua in modo spontaneo e progressivo.
All’interno di Shari Wasi mi occupavo principalmente della gestione quotidiana della casa, che poteva ospitare fino a quasi quaranta persone. Le attività comprendevano il supporto alle madri nel bucato, la pulizia degli spazi comuni, la gestione dei depositi delle donazioni, la preparazione dei pasti e l’aiuto nella cura e nell’organizzazione delle attività per i bambini.
Accanto a questi compiti pratici, sentivamo il desiderio di rendere la struttura ancora più accogliente e colorata per i bambini. Insieme agli altri volontari abbiamo quindi progettato e realizzato decorazioni e dipinti murali, coinvolgendo attivamente i bambini nel disegno e nella colorazione delle pareti.
La struttura in cui vivevo si trovava in un quartiere complesso e segnato da povertà, nonostante la vicinanza al centro di Lima. Questa posizione mi ha permesso di cogliere in modo concreto le forti contraddizioni della città, dove modernità e sviluppo convivono con difficoltà quotidiane e fragilità sociali. Vivere in quel contesto mi ha aiutata a comprendere più a fondo tali disuguaglianze.
La complessità del quartiere, però, non mi ha scoraggiata: ho scelto di affrontarla con rispetto e curiosità, cercando di inserirmi nella vita quotidiana attraverso piccoli gesti, come frequentare il mercato, passeggiare per le strade del vicinato e instaurare relazioni con le persone del posto, fino a sentirmi parte, almeno in parte, della comunità.
L’esperienza non si è esaurita nelle attività svolte all’interno del progetto di volontariato. Ho avuto l’opportunità di conoscere altre organizzazioni attive a Lima, realtà diverse ma altrettanto fondamentali per il tessuto sociale della città, ampliando così la mia comprensione del lavoro sul territorio e delle reti di solidarietà presenti.
Durante i fine settimana, inoltre, sono stata ospitata da una famiglia in un quartiere più benestante, affacciato sull’oceano. Questo mi ha consentito di scoprire un volto differente di Lima: una zona più ordinata e tranquilla, ma allo stesso tempo vivace e animata, soprattutto la sera. Non sono mancate passeggiate lungo l’oceano e nei parchi circostanti, lezioni di surf e momenti conviviali alla scoperta della ricca cucina peruviana. Anche questo contrasto tra quartieri così diversi ha contribuito a restituirmi un’immagine complessa e autentica della città.
Un’esperienza come questa richiede proattività, apertura mentale, flessibilità e rispetto. Solo mettendosi in gioco con curiosità e disponibilità è possibile integrarsi davvero nel contesto, costruire relazioni autentiche e cogliere ogni opportunità di crescita senza lasciarsi sfuggire nulla.
Era da tempo che volevo fare un’esperienza di volontariato intensa, che mi permettesse di dare un contributo concreto e di mettermi in gioco, lontana dalle mie certezze e dalle mie convinzioni. Volevo vivere a pieno un Paese, a me totalmente sconosciuto, per poterne conoscere l’essenzialità e l’autenticità. Volevo entrare in connessione e creare rapporti con persone che fossero al di fuori di contesti professionali e accademici, in modo tale da arricchire la persona che sono e la mia visione del mondo. E l’esperienza che ho appena vissuto mi ha donato tutto ciò che ho fortemente desiderato per tanto tempo.
Non vedo l’ora di ripartire per un’esperienza simile.
Alessandra
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